Italiani senza cittadinanza, la storia di Sonny Olumati

"Mi chiamo Sonny, sono nato a Roma 38 anni fa da genitori nigeriani regolarmente residenti in Italia. Io, nonostante sia nato e abbia studiato a Roma e parli italiano, sono senza cittadinanza". Esordisce così ai microfoni di Euronews Sonny Olumati, tra le altre cose vicepresidente di Italiani senza cittadinanza, un movimento autorganizzato di figlie e figli di immigrati che dal 2016 combatte per riformare la legge sulla cittadinanza italiana, un tema che da anni torna ciclicamente nel dibattito pubblico e politico.
Sonny ha richiesto di ottenere la cittadinanza più volte nel corso degli anni ma, a 38 anni, è ancora in attesa. Nel frattempo sua madre, nigeriana residente in Italia da prima della sua nascita, è diventata cittadina italiana.
Un esempio vivente del paradosso generato dall'applicazione della legge sull'acquisizione della cittadinanza in Italia, la 91 del 1992, che basandosi sul principio dello ius sanguinis ("diritto di sangue") - e quindi sulla discendenza -, esclude dall'automatismo tutti coloro che sono nati sul territorio italiano da genitori stranieri o che sono arrivati nel Paese da piccoli, che possono richiedere la cittadinanza entro un anno dal compimento dei 18 anni se hanno risieduto in Italia ininterrottamente e regolarmente, senza la certezza di ottenerla.
La legge in vigore non tiene conto dei cambiamenti demografici che hanno investito l'Italia negli ultimi trenta anni e confina tantissime persone come Sonny nella condizione di cittadini di serie B, penalizzandoli anche nelle piccole cose della vita quotidiana. "Odio piangermi addosso, ma sì, ovviamente non avere la cittadinanza è invalidante. Ho vissuto dovendo rinnovare sempre il permesso di soggiorno, quando ero alle superiori ho dovuto rinunciare a uno dei viaggi studio perché il Paese in cui dovevamo andare per me richiedeva il visto, e non è arrivato in tempo", racconta Sonny.
"Io poi mi sono iscritto a medicina, ho frequentato sei anni, ho una carriera artistica, una carriera professionale - è un poliedrico personaggio televisivo (ndr)- però è stato molto difficile. Vivo prendendo ogni crisi come un'opportunità, ma non si può fare di questo la condizione permanente per due milioni di ragazzi e ragazze. Noi siamo nati qua, molti di noi, anche se non sono nati in Italia, ci sono cresciuti, hanno frequentato le scuole, parlano italiano, mangiano italiano, vivono italiano. Si sentono tutti gli effetti italiani, perché lo sono".
Quanti sono gli italiani senza cittadinanza
Capire di quante persone si parla non è facile. L'unico dato certo è quello del ministero dell'Istruzione, che nell'ultimo rapporto, relativo all'anno scolastico 2022/2023, registra nelle aule 915mila studenti senza cittadinanza italiana. Quasi 7 su 10 sono nati in Italia.
E tutti quelli che non siedono più tra i banchi di scuola, come Sonny? Su di loro non non ci sono dati certi, perché non c'è un censimento vero e proprio. "Una volta finita l'università, io vengo censito come cittadino straniero e non più come straniero nato in Italia: scompaio completamente", spiega Sonny, che stima 64mila persone nella sua stessa condizione solo nella capitale.
Il dato che cita, due milioni, si basa sulle nascite registrate nel Paese dal 1992 ad oggi, e sull'incrocio tra i dati dell'Istat e dell'Ismu, la Fondazione iniziative e studi sulla multietnicità. Secondo Sonny sono anche di più.
"Noi come movimento riceviamo ogni giorno, dal 2016, centinaia e centinaia di messaggi da persone che sono nella nostra stessa condizione e ci chiedono aiuto. Oltre a partecipare a tutte le campagne di sensibilizzazione sul tema - e a farsi promotori di proposte di legge -, collaboriamo con tante associazioni all'interno della rete per offrire un supporto gratuito dal punto di vista legale, previdenziale, anche solo informativo".
Il 4 settembre, assieme ad altre associazioni e gruppi politici, il movimento ha depositato in Cassazione il testo di un referendum abrogativo che chiede di abbassare da dieci a cinque anni il periodo di residenza regolare minimo per accedere alla naturalizzazione, ossia l'acquisizione della cittadinanza da parte di cittadini stranieri. Un iter che anche molte persone nate in Italia da genitori stranieri si trovano a dover percorrere.
Il concetto di merito e il principio dello ius scholae
Nel corso degli anni i tanti tentativi di riformare la legge sulla cittadinanza si sono arenati in diverse fasi del processo legislativo. Nel 2015 la Camera aveva approvato l'introduzione di uno ius soli temperato, ovvero la possibilità di richiedere la cittadinanza per i figli di immigrati stabilmente residenti in Italia, come succede negli altri grandi Paesi europei, ma la proposta non ha mai ricevuto la ratifica del Senato.
Nel 2022 si era proposto invece il principio dello ius scholae, che prevedeva il riconoscimento della cittadinanza italiana ai minori che avevano frequentato regolarmente almeno cinque anni di studio in Italia. Il testo non è andato oltre la Camera dei deputati, ma il principio si è imposto come possibile compromesso tra contrari e fautori di una legislazione più permissiva.
Nelle ultime settimane la questione è tornata alla ribalta quando Antonio Tajani, leader di Forza Italia e vicepresidente del Consiglio, ha dichiarato che il suo partito proporrà l'introduzione di uno ius scholae che conceda la cittadinanza a tutti i bambini che completano la scuola dell'obbligo, che in Italia va dai 6 ai 16 anni, con il raggiungimento del titolo.
Secondo Sonny, sebbene ogni riforma sarebbe positiva perché semplificherebbe la vita almeno a parte della comunità penalizzata, è sbagliato associare il concetto di merito all'acquisizione di un diritto. "Noi siamo sempre stati un po' contrari al concetto di 'la cittadinanza te la devi meritare'. Intanto molto spesso si parla di meriti linguistici e culturali, ma chi ha una buona capacità di utilizzo della lingua italiana sa benissimo che non è una prerogativa di tutti e che non è questo che rende italiana una persona", puntualizza.
"Poi io sono nato a Roma e mi sono sentito italiano molto prima di entrare nella scuola italiana. Ho un background familiare africano molto profondo, ma che c'entra? Puoi nascere a Milano e avere genitori napoletani, ti può piacere la pizza e la polenta allo stesso modo. Per quale motivo alcuni devono dimostrare alla società di essere abbastanza italiani e altri no?".
Today