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Dazi, ecco cosa prevede l'accordo tra Stati Uniti e Unione europea per il settore digitale

Business • Aug 29, 2025, 11:19 AM
8 min de lecture
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Questo articolo è apparso per la prima volta su EU Tech Loop e viene pubblicato in collaborazione con Euronews.

È passata una settimana dalla dichiarazione congiunta di Stati Uniti e Unione europea sui dazi.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha già minacciato nuovi dazi e Bruxelles sta lavorando a una nuova legislazione digitale. Nel frattempo, le critiche all'accordo sono arrivate da entrambe le sponde dell'Atlantico.

Queste dinamiche sottolineano quanto l'accordo sia fragile, ma anche quanto sia essenziale per le relazioni transatlantiche nel settore tecnologico.

Reazioni negative europee e statunitensi

Negli Stati Uniti non sono mancate le reazioni negative all'accordo commerciale.

La Commissione Giustizia della Camera Usa terrà la prossima settimana un'audizione sulla "minaccia dell'Europa alla libertà di parola e all'innovazione americana". Durante l'evento si discuteranno i rischi del Digital Services Act e del Digital Markets Act europei con il politico britannico Nigel Farage.

Trump ha nel frattempo minacciato nuovi dazi sui paesi che introducono tasse sulle Big Tech o norme che danneggiano le aziende tecnologiche statunitensi. Il tycoon ha anche minacciato di limitare le esportazioni di chip e di altre tecnologie.

Le parole di Trump hanno acceso il dibattito nell'Unione Europea sulla tenuta dell'accordo. La vicepresidente esecutiva della Commissione europea, Henna Virkkunnen, è stata criticata per non aver risposto alle dichiarazioni del presidente statunitense.

L'europarlamentare Alexandra Geese ha chiesto di formare alleanze strategiche con Brasile, India, Canada, Taiwan e Corea del Sud "per non diventare una colonia degli Usa", trascurando però che la cooperazione digitale tra i paesi Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) è in gran parte dipendente dalla Cina.

Pur avendo un approccio diverso rispetto al suo predecessore, Thierry Breton, lo stile comunicativo di Virkkunnen potrebbe essere utile ai negoziati. La vicepresidente non provoca il pubblico statunitense, riducendo i rischi per le trattative e per i rapporti economici.

Negli Stati Uniti il dibattito politica si focalizza su come le politiche europee rappresentino una forma di censura per la libertà di parola, un tema molto sentito in territorio statunitense ma poco rilevante in Europa.

Al contrario, l'agenda della Commissione europea per il periodo 2025-2029 è piena di nuove iniziative legislative che potrebbero complicare ulteriormente le attività delle aziende tecnologiche statunitensi.

Sebbene imperfetto, l'accordo commerciale tra Stati Uniti e Unione Europea costituisce un precedente importante per la cooperazione transatlantica sul digitale e rimane il percorso più sostenibile per raggiungere dei risultati concreti.

Esportazioni di chip per almeno 40 miliardi di dollari

L'articolo 5 dell'accordo commerciale tra Stati Uniti e Unione Europea impegna il blocco ad acquistare chip statunitensi per un valore di almeno 40 miliardi di dollari (34,3 miliardi di euro) e a cooperare con Washington per impedirne la rivendita a paesi terzi. In cambio, gli Stati Uniti "faciliteranno le esportazioni non appena saranno messi in atto i requisiti richiesti".

Rimuovere le barriere dai settori di interesse comune

L'articolo 8 impegna le parti a "ridurre o eliminare le barriere non tariffarie" e si riferisce principalmente al settore automobilistico, ma anche allo sviluppo di standard comuni in settori come il digitale, le telecomunicazioni e lo spazio.

Bruxelles deve essere pronta per questo a discutere con Washington l'imminente Space Act, il Cloud & AI Act, il Cybersecurity Act e altre iniziative legislative per evitare ripercussioni dagli Stati Uniti.

Certificazioni: vittoria per Washington

L'articolo 13 è una chiara vittoria per gli Stati Uniti. Consente agli enti di certificazione statunitensi di essere riconosciuti come "organismi verificati" nell'Unione Europea. Questo significa che gli Stati Uniti potranno approvare direttamente i prodotti destinati al mercato europeo, semplificando le procedure e riducendo i costi.

È in corso anche una trattativa per il riconoscimento reciproco delle certificazioni nel settore della cybersecurity.

Proprietà intellettuale europea e statunitense

L'articolo 15 è promettente per entrambe le parti, anche se il linguaggio è vago: le impegna a "discutere", non ad accordarsi, sulla proprietà intellettuale.

In pratica, significherebbe uniformare le regole su brevetti, marchi, copyright e segreti commerciali, rafforzando la protezione contro pirateria e contraffazione. Questo sarebbe un vantaggio per le aziende che operano su entrambi i territori e forse potrebbe diventare un punto di riferimento per il resto del mondo.

Barriere digitali e tasse sulle Big Tech

L'articolo 17 ribadisce l'impegno degli Stati Uniti e dell'Unione Europea a evitare "barriere commerciali digitali ingiustificate" e a non applicare le cosiddette "network fees", le tasse sulle transazioni effettuate sulle blockchain, alle Big Tech statunitensi.

Tuttavia la Commissione Europea presenterà presto la bozza del Digital Networks Act (Dna), che potrebbe introdurre meccanismi simili alle network fees. La questione per le aziende tecnologiche statunitensi non finisce qui.

Azioni contro la concorrenza sleale

L'articolo 19 è positivo per entrambe le parti e prevede di cooperare per rafforzare le catene di approvvigionamento, contrastare la concorrenza sleale di paesi terzi, migliorare il controllo degli investimenti, e contrastare l’evasione dei dazi.

In breve, entrambe le parti vogliono presentare un fronte unito contro pratiche che cercano di distorcere il mercato. Per l'Unione europea significa che l'imminente direttiva sugli appalti pubblici - che in particolare si pone l'obiettivo di dare la preferenza alle aziende europee - dovrà essere affrontata al più presto.

Cosa manca per una cooperazione futura

Una questione cruciale per le aziende tecnologiche statunitensi è l'imminente Digital Fairness Act (Dfa) dell'Unione Europea.

Il Dfa potrebbe cambiare significativamente il modo in cui operano le piattaforme statunitensi che offrono servizi pubblicitari. L'uso dei dati personali degli utenti per personalizzare le inserzioni pubblicitarie potrebbe infatti diventare più difficile, se non impossibile. La Commissione Europea ha però ribadito che non intende vietare la pubblicità personalizzata sulle piattaforme.

Una questione altrettanto importante è la revisione del Regolamento generale sulla protezione dei dati (Gdpr). La Danimarca l'ha definita una delle sue priorità e una revisione potrebbe rilanciare l'economia digitale transatlantica.

Un accordo vago ma utile

In conclusione, l'accordo tra Washington e Bruxelles è imperfetto e troppo vago. Si limita a impegnare le parti a discutere e non a raggiungere accordi concreti.

Bisogna però riconoscere che l'accordo stesso aiuta entrambe le parti a guadagnare tempo per coordinarsi e apre la porta a ulteriori negoziati.

L'opinione pubblica può concentrarsi su dichiarazioni forti e risultati rapidi, ma entrambe le parti devono affrontare sfide che possono essere risolte solo insieme: la protezione della proprietà intellettuale, lo sviluppo di standard di mercato internazionali e le esportazioni verso paesi terzi.

Questioni che pongono reali minacce alla sicurezza su entrambe le sponde dell'Atlantico.