Il governo spagnolo riforma le leggi su immigrazione e asilo sullo sfondo della crisi di Ceuta
Il governo Sánchez ha approvato martedì uno schema di legge per riformare le leggi sull'immigrazione con cui adegua il quadro giuridico spagnolo al Patto europeo su migrazione e asilo.
Nella stessa riunione è stata formalizzata la creazione di un comando unico che gestirà la crisi che attraversa Ceuta dall'ingresso massiccio a nuoto di circa 80mila migranti lo scorso 30 e 31 luglio.
A guidarlo sarà il ministro della Politica Territoriale e della Memoria Democratica, Ángel Víctor Torres. Faranno parte del comando anche il presidente di Ceuta, Juan Jesús Vivas e rappresentanti dell'intelligence spagnola.
Un comando unico per la "terza fase" della crisi
Prima della riunione del Consiglio dei ministri, Pedro Sánchez ha convocato in mattinata il Consiglio di Sicurezza Nazionale, un passaggio preliminare obbligato dal punto di vista legale: per costituire il comando unico era necessario che quell'organo dichiarasse la crisi di Ceuta una questione "di interesse per la sicurezza nazionale".
La decisione arriva quasi un mese dopo l'inizio della crisi, un lasso di tempo che l'opposizione ha criticato duramente. Vivas, del Partito Popolare spagnolo (PP), da settimane chiedeva che l'esecutivo centrale assumesse il controllo di una situazione che ha travolto la città autonoma.
L'annuncio era già stato anticipato lunedì dal vicepresidente e ministro dell'Economia, Carlos Cuerpo, durante una visita a Ceuta che ha definito "molto produttiva".
Cuerpo ha collocato la creazione del comando unico in quella che ha definito una terza fase della gestione della crisi, dopo che il Governo ha ritenuto contenuto il flusso di ingressi il 31 luglio e ha affrontato, in seguito, l'assistenza umanitaria e i rimpatri volontari.
Rimpatri e pratiche in sospeso
Secondo i dati forniti da Cuerpo, oltre il 90 per cento delle persone entrate irregolarmente a Ceuta sono già rientrate volontariamente nei loro Paesi di origine.
Le sfide che restano, ha spiegato il vicepresidente, sono tre: rimpatriare chi non ha diritto a restare in Spagna, esaminare con rapidità e con le dovute garanzie le pratiche dei minori e di chi invece ha diritto alla protezione internazionale, ed evitare che la crisi freni la ripresa economica della città.
Torres, dal canto suo, ha insistito sul fatto che il coordinamento del comando unico dovrebbe accelerare sia i rimpatri sia la conclusione delle pratiche più delicate.
Una riforma che guarda anche alle Canarie
Lo schema di legge approvato martedì attua in Spagna il Patto europeo su migrazione e asilo, in vigore dal 12 giugno scorso, e introduce il cosiddetto "triaje" o smistamento europeo, sia sulle coste canarie sia alle frontiere di Ceuta e Melilla.
Tra le misure previste figura una procedura di frontiera della durata massima di 12 settimane per esaminare le richieste di protezione internazionale alla frontiera.
Restano ancora sul tavolo una riunione in sospeso tra Canarie e Stato e un parere dell'Avvocatura dello Stato sulla tutela dei minori migranti, due nodi che il Governo non ha sciolto in questa seduta del Consiglio dei ministri.
180 milioni per Ceuta, ancora da definire
La creazione del comando unico è accompagnata da una serie di aiuti economici per rilanciare Ceuta, le cui attività economiche sono state colpite dall'arrivo di migliaia di migranti.
Cuerpo ha spiegato lunedì che questo piano di rilancio sarà di circa 180 milioni di euro e includerà un ampliamento straordinario del Piano integrale di sviluppo socioeconomico della città, anche se non è stato ancora approvato dal Consiglio dei ministri di martedì. Il Governo punta a chiuderlo nelle prossime settimane.
Today