Fact-checking: Donald Trump parla di "dazi reciproci" con l'Ue ma è davvero così?

Il presidente Donald Trump ha annunciato mercoledì un dazio "reciproco" del 20 per cento sulle merci dell'Ue che entrano negli Stati Uniti, sostenendo che il blocco dei 27 sta "fregando l'America" applicando un prelievo del 39 per cento sui prodotti statunitensi.
"Loro ci fanno pagare il 39 per cento, noi faremo pagare il 20, quindi facciamo pagare loro essenzialmente la metà", ha affermato Trump durante il "Giorno della Liberazione", come ha definito l'annuncio dalla Casa Bianca.
Ma l'Ue impone davvero tariffe doganali così pesanti sulle merci statunitensi? E come sono stati calcolati i contro-dazi?
L'Ue non impone dazi del 39% sulle merci Usa
I dati disponibili dimostrano che l'aliquota tariffaria reale dell'Ue non è affatto vicina al 39 per cento menzionato da Trump.
La Commissione europea dichiara di imporre una tariffa media di appena l'1 per cento sui prodotti statunitensi che entrano nel mercato dell'Ue, "considerando l'effettivo scambio di merci".
L'esecutivo europeo indica inoltre che gli Usa hanno riscosso circa 7 miliardi di euro dalle tasse imposte sui prodotti dell'Ue nel 2023, rispetto ai 3 miliardi di euro incassati dall'Ue sui prodotti statunitensi.
Secondo una stima dell'Organizzazione mondiale del commercio (Omc), l'aliquota tariffaria media sui prodotti statunitensi che entrano nell'Ue è leggermente superiore, pari al 4,8 per cento, dunque superiore a quanto dichiarato da Bruxelles ma di molto inferiore al 39 per cento denunciato dal presidente degli Stati Uniti.
"Non è corretto dal punto di vista fattuale affermare che l'Unione Europea imponga tariffe del 39 per cento agli Stati Uniti. Al contrario, è più vicino al 3 per cento", ha dichiarato a Euronews Andrew Kenningham, capo economista per l'Europa di Capital Economics, collocando il tasso a metà strada tra le stime della Commissione e quelle dell'Omc.
"La metodologia dell'amministrazione Trump, nella misura in cui esiste, non è credibile né credibile per arrivare a questi numeri", ha dichiarato giovedì mattina un alto funzionario dell'Ue.
L'amministrazione statunitense, tuttavia, ha sottolineato un'ingiusta "asimmetria" in alcune imposizioni doganali. Ad esempio, l'Ue applica una tariffa del 10 per cento sulle importazioni di automobili dagli Stati Uniti, mentre questi ultimi ne applicavano solo il 2,5 per cento (fino al rialzo al 25 per cento appena entrato in vigore).
Secondo Bruxelles, tuttavia, questo calcolo non tiene conto del fatto che gli Stati Uniti impongono un dazio del 25 per cento sui pick-up prodotti nell'Ue, visto che si tratta del tipo di veicolo preferito dai consumatori statunitensi rappresentando "circa un terzo di tutte le vendite".
Come è arrivata l'amministrazione Trump a questi numeri?
In realtà, la tabella mostrata da Trump mercoledì sera ha una formula semplice.
La prima colonna - l'aliquota tariffaria imposta dai partner statunitensi - sembra essere stata calcolata prendendo il deficit commerciale di Washington con quel partner e dividendolo per le sue esportazioni negli Stati Uniti.
La seconda colonna - la cosiddetta aliquota reciproca dell'amministrazione Trump - è circa la metà di tale aliquota.
Nel caso dell'Ue, considerando i dati del 2024 forniti dalla Commissione europea, ciò significherebbe avere diviso il deficit commerciale degli Usa con l'Ue, che ammonta a 198,2 miliardi di euro, per il totale delle esportazioni totali dell'Ue verso gli Usa, pari a 531,6 miliardi euro. Il risultato è un'aliquota tariffaria del 37,2 per cento, vicina al 39 per cento definito da Trump.
Il New York Times ha effettuato lo stesso esercizio, utilizzando le cifre fornite dal Rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti e arrivando a un quoziente esatto del 39 per cento.
Andrew Kenningham ha dichiarato a Euronews che questa "strana" formula, che si basa esclusivamente sul deficit commerciale degli Stati Uniti con i suoi partner, è una "novità assoluta" che ha colto "tutti di sorpresa".
"Ad essere onesti, la gente sta pensando che sia molto strano", ha detto Kenningham.
"La formula che è stata utilizzata (...) è logica solo nella testa del presidente Trump", ha detto a Euronews Thierry Mayer, professore di economia a Sciences Po, "di fatto, è l'ossessione del presidente Trump per il deficit bilaterale a guidare questa logica".
"Non è affatto una misura del livello delle tariffe doganali o di altri elementi che ci è stato detto potrebbero essere presi in considerazione nel calcolo di dazi reciproci", ha aggiunto Kenningham di Capital Economics.
"Penso che il fatto che i dazi siano basati sull'entità dello squilibrio commerciale significhi che in realtà non sono tariffe reciproche nel senso in cui la maggior parte delle persone potrebbe intenderle - faremo a voi quello che voi farete a noi - che è il modo in cui la parola 'reciproco' è stata spiegata inizialmente", ha aggiunto l'analista.
Come giustifica l'amministrazione Trump questa logica?
In una dichiarazione rilasciata mercoledì sera, l'Office of the United States Trade Representative, l'agenzia che negozia accordi e politiche commerciali degli Usa con i governi stranieri, ha spiegato che le "tariffe doganali reciproche" di Trump sono state calcolate utilizzando una formula complessa che mira a "bilanciare i deficit commerciali bilaterali" tra gli Stati Uniti e i loro partner commerciali.
La nota ha specificato che il calcolo tiene conto di "una combinazione di fattori tariffari e non tariffari che impediscono l'equilibrio del commercio". In altre parole, la cifra del 39 per cento è stata ottenuta tenendo conto di una serie di misure che l'amministrazione Trump considera ostacoli al commercio, dunque non solo i dazi applicati dalle controparti.
Un collaboratore della Casa Bianca ha insistito giovedì sul fatto che il calcolo è complesso e tiene conto delle "barriere non tariffarie".
Queste cosiddette "barriere non tariffarie" comprendono tra l'alto le norme sulla proprietà intellettuale, i regolamenti ambientali e digitali, i requisiti di licenza e, in alcuni casi, la "corruzione".
L'agenzia statunitense per il commercio cita una serie di normative specifiche dell'Ue considerate di impedimento al libero scambio con gli Stati Uniti, tra cui i regolamenti sugli imballaggi, la deforestazione, i prodotti chimici e le sue norme digitali contenute nel Digital Markets and Services Acts.
Secondo quanto riferito, Trump avrebbe ordinato al suo staff di prendere in considerazione l'imposta sul valore aggiunto (Iva), sostenendo che si tratta di una sorta di dazio. L'Ue ha contestato duramente questa affermazione, dicendo che "l'Iva non è una misura commerciale, tanto meno una tariffa doganale".
Ma per Trump è problematico che i governi stranieri riscuotano l'Iva dai loro consumatori sui beni prodotti negli Stati Uniti. Nell'Ue l'imposta sul valore aggiunto è generalmente elevata, intorno al 20 per cento, mentre l'equivalente negli Stati Uniti, la sales tax, è molto più bassa. L'aliquota più alta, in California, è pari al 7,25 per cento.
L'Ue insiste sul fatto che il suo sistema Iva è "equo e non discriminatorio, e si applica in egual misura sia ai beni prodotti all'interno che a quelli importati".
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