Resti di soldati della Wehrmacht ritrovati nel Danubio: cosa accade ora
Per oltre 80 anni nessuno ha potuto confermare la morte dei due soldati tedeschi. Solo ora, agli inizi del mese, con il livello del Danubio sceso sempre più, sono stati ritrovati a Budapest i resti di due militari della Wehrmacht, insieme alle loro piastrine di riconoscimento.
I soldati avranno ora un nome e un volto?
Le piastrine di riconoscimento servono a identificare i caduti, ogni numero è unico. Quando un soldato muore, la targhetta metallica viene spezzata a metà: una parte con il numero resta con il morto, l’altra parte, anch’essa numerata, viene spedita all’ufficio competente in patria, che poi informa i familiari.
"Se fosse morto in servizio, i suoi commilitoni avrebbero spezzato la piastrina", spiega Norbert Hambuch, custode del cimitero di guerra di Budaörs. "La parte superiore, con i due fori, rimane con il soldato, mentre quella inferiore la prendono i commilitoni e la inviano all’ufficio centrale."
Hambuch traduce per Euronews le testimonianze del suo collega Gabor Kohlrusz, responsabile delle riesumazioni per il Volksbund Deutsche Kriegsgräberfürsorge, un'associazione umanitaria tedesca che recupera e identifica i militari tedeschi caduti all'estero.
Abbiamo posto la domanda a Diane Tempel-Bornett del Volksbund per capire quanto sia importante la posizione esatta in cui è stata ritrovata la piastrina: "È probabile che una piastrina all’altezza del torace appartenga al morto, perché la portava al collo. Se invece si trova all’altezza dei fianchi, questo suggerisce piuttosto che fosse nella tasca dei pantaloni e che il soldato l’avesse tolta a un altro commilitone caduto per riportarla al reparto".
Dopo la Seconda guerra mondiale molti soldati risultavano dispersi; nessuno sapeva se fossero caduti o se fossero ancora in vita. Proprio come i due rimasti nascosti sul fondo del Danubio. Ora il Volksbund lavora insieme al partner ungherese per identificarli. Nel novembre 2026 dovrebbero essere sepolti nel cimitero di guerra di Budaörs, alle porte della capitale ungherese Budapest.
Una delle piastrine ritrovate ora sul Danubio apparteneva a un soldato della Wehrmacht, la seconda a un membro delle Waffen-SS. Resta però da chiarire se le rispettive piastrine corrispondano davvero ai due corpi recuperati. Un’eventuale identificazione preliminare da parte del Volksbund dovrà poi essere confermata ufficialmente dal Bundesarchiv, l’Archivio federale tedesco.
Da settimane si discute di questi reperti della Seconda guerra mondiale. Anche la foto di una motocicletta ha fatto il giro di tutti i media. È rimasta per oltre 80 anni nel fango del Danubio. Il livello d’acqua estremamente basso a Budapest ha riportato alla luce il relitto.
Insieme a Gabor Kohlrusz e Norbert Hambuch del Volksbund siamo andati sul luogo del ritrovamento.
"Qui c’erano moltissimi rottami, veicoli degli ultimi giorni della guerra a Budapest, e subito dopo il conflitto tutto questo materiale è stato spinto giù fin qui. Solo in seguito sono state collocate sopra queste rocce", spiega Hambuch.
Nel 1945, per 102 giorni, si combatté per Budapest. Decine di migliaia di soldati e civili morirono. Per ricordare quei combattimenti, la moto riemersa dal Danubio dovrebbe in seguito diventare parte di una mostra.
"Abbiamo una ricca collezione di equipaggiamenti della Seconda guerra mondiale", spiega Imre Kovacs, referente nazionale del Volksbund. Definisce più volte la DKW come un "pezzo forte" per l’esposizione all’Istituto e Museo di Storia Militare, il partner ungherese del Volksbund. È lì che la motocicletta, ormai ripulita, dovrebbe essere esposta in futuro.
E che ne è dei resti dei soldati? "Le ossa sono state recuperate e portate al deposito, cioè al più grande cimitero militare gestito dal Volksbund in Ungheria, quello di Budaörs", spiega Hambuch. Lì vengono pulite, analizzate dal punto di vista antropologico, registrate e in autunno, a ottobre, saranno tumulate insieme agli altri soldati ritrovati quest’anno".
Il lavoro del Volksbund prosegue, sottolinea Diane Tempel-Bornett, perché solo "sul territorio della ex URSS risultano ancora dispersi circa due milioni di soldati della guerra mondiale. Per l’Ungheria le perdite sono stimate in circa 54.000 uomini. Dal 1992 abbiamo esumato e nuovamente tumulato 29.956 caduti in Ungheria".
Almeno due soldati caduti potrebbero ora, dopo oltre 80 anni, avere finalmente una tomba. E forse anche una lapide con il loro nome. Per il Volksbund e per l’Istituto e Museo ungherese di Storia Militare questo lavoro di memoria è anche una forma di impegno per la pace.
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