Israele, nessun processo per l'attacco al convoglio World Central Kitchen: ira della Polonia
Le autorità militari israeliane hanno annunciato la chiusura del procedimento sull’attacco al convoglio di World Central Kitchen (WCK) nella Striscia di Gaza.
Tra le vittime dell’attacco dell'aprile 2024 c’era il volontario polacco Damian Soból. Secondo le conclusioni israeliane, la tragedia è stata causata da gravi errori operativi e da una errata identificazione del convoglio. Allo stesso tempo, è stato stabilito che non ci sono basi per attribuire ai soldati una responsabilità penale.
Varsavia ha convocato l’ambasciatore di Israele e ha chiesto la consegna dei materiali necessari all’inchiesta in corso in Polonia.
Sette vittime del fuoco israeliano
L’attacco è avvenuto il primo aprile 2024 nella zona di Deir al-Balah. Il convoglio di World Central Kitchen, organizzazione che si occupa di fornire generi alimentari alle popolazioni colpite da crisi umanitarie, è stato colpito dal cielo.
Sono morti sette membri e collaboratori dell’organizzazione: il polacco Damian Soból, l’australiana Zomi Frankcom, il palestinese Saifeddin Issam Ayad Abutaha, i cittadini britannici James Henderson, James Kirby e John Chapman e Jacob Flickinger, che aveva la doppia cittadinanza statunitense e canadese.
L’esercito israeliano ha ammesso quasi subito la propria responsabilità per l’attacco. Una successiva indagine interna dell'IDF ha evidenziato errori nel processo decisionale e una identificazione sbagliata dell’obiettivo.
Nell’aprile 2024 i militari israeliani hanno definito l’episodio un grave errore, sottolineando che chi ha preso la decisione di attaccare era convinto di trovarsi di fronte a membri armati di Hamas. Alcuni comandanti sono stati sanzionati disciplinarmente.
Tuttavia, nonostante il riconoscimento di gravi irregolarità, non è stata avviata alcuna procedura penale nei confronti dei responsabili dell’operazione. L’esercito israeliano sostiene che l’errata identificazione non è stata intenzionale e che le conclusioni dell’inchiesta non indicano una responsabilità penale dei soldati.
La Polonia esprime "grande delusione" e convoca l'ambasciatore
Il ministero degli Esteri polacco ha reagito duramente alla decisione, affermando di accoglierla con grande delusione. L'ambasciatore israeliano a Varsavia è stato convocato al ministero, dove gli è stata comunicata una "valutazione critica" delle azioni intraprese finora per chiarire le cause e la dinamica della tragedia.
La Polonia sottolinea allo stesso tempo che la vicenda non si chiude con la decisione delle autorità israeliane. Parallelamente è in corso un procedimento della Procura distrettuale di Przemyśl.
L’inchiesta sulla morte di Damian Soból è stata aperta già il 2 aprile 2024. Gli investigatori polacchi hanno chiesto assistenza giudiziaria internazionale a Israele e agli Stati Uniti e il procedimento è stato prorogato fino al 2 ottobre 2026.
Il ministero degli Esteri polacco si aspetta che la parte israeliana fornisca spiegazioni e tutti i materiali richiesti dagli inquirenti polacchi. Varsavia vuole così permettere alla giustizia nazionale di chiarire in modo indipendente le circostanze della morte del cittadino polacco.
Il ministro degli Esteri Radosław Sikorski ha commentato la vicenda anche in pubblico, scrivendo:
"Il partenariato richiede rispetto reciproco. La catastrofe umanitaria nella Striscia di Gaza e la mancanza di un’assunzione di responsabilità per l’uso eccessivo della forza da parte dell'IDF minano il sostegno dell’opinione pubblica persino nei Paesi favorevoli a Israele".
Il ministero degli Esteri sottolinea di non accettare una situazione in cui i responsabili della morte di operatori umanitari sfuggono sia alla responsabilità legale, sia a quella morale. Il dicastero richiama inoltre la necessità di un adeguato risarcimento per le famiglie delle vittime.
World Central Kitchen chiede piena chiarezza
World Central Kitchen ha respinto con decisione l’argomentazione presentata dalle autorità israeliane e ha ribadito che i suoi operatori erano disarmati e che la loro presenza e i loro movimenti nella Striscia di Gaza erano stati precedentemente coordinati con l’esercito israeliano.
L’organizzazione sottolinea che i veicoli erano chiaramente identificati come mezzi umanitari, ma sono stati comunque colpiti più volte. WCK ritiene che l’indagine interna dell’esercito israeliano non possa sostituire un procedimento indipendente.
Chi era Damian Soból?
Damian Soból, 36 anni, residente a Przemyśl, da anni era impegnato nella cooperazione umanitaria. Dopo l’invasione russa dell’Ucraina aiutava i profughi che arrivavano a Przemyśl, in Polonia, collaborando tra gli altri con World Central Kitchen (WCK). In precedenza aveva partecipato anche ad azioni di soccorso dopo il terremoto in Turchia.
Nell’aprile 2024 è partito per la Striscia di Gaza, dove come volontario di WCK distribuiva cibo ai residenti colpiti dalla guerra. Il primo aprile è morto insieme ad altri sei operatori dell’organizzazione in un attacco israeliano contro il loro convoglio.
Dopo la sua morte, WCK ha creato a Gaza un punto di distribuzione pasti che porta il suo nome. Soból è stato inoltre insignito postumo dal presidente Andrzej Duda della Croce di Cavaliere dell’Ordine della Polonia Rinata per i meriti nell’attività a favore delle persone bisognose di aiuto.
Anche l’Australia reagisce in modo analogo
La Polonia non è l’unico Paese che negli ultimi giorni ha contestato con forza le conclusioni israeliane. Tra le vittime c’era la volontaria australiana Zomi Frankcom.
Il governo australiano ha definito la decisione di Israele oltraggiosa e ha annunciato ulteriori iniziative per fare piena luce sulla vicenda, convocando l’ambasciatore israeliano.
Il premier Anthony Albanese ha dichiarato che, dal punto di vista delle responsabilità attese, la decisione di Israele è insufficiente e che il governo non intende smettere di esercitare pressioni per ottenere giustizia per Frankcom e per gli altri operatori di WCK.
A suscitare particolare indignazione è il fatto che la decisione sia stata annunciata nella Giornata mondiale dell’aiuto umanitario.
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